April Newsletter/ Newsletter di Aprile

Few insights and images to cheer you up during forced lockdown

Dear Newsletter friends, hi!

(Il testo in italiano segue quello in inglese)

I wanted to send the first of these newsletters almost a month ago. Then, like almost everyone else in this period, I was overwhelmed by personal and global events and for a long time I didn’t have the attention or mental strength to work on anything.

I hope in any case you all are well these days, you’re taking good care of your and of your beloved ones, and that you’ll receive these lines with pleasure.

In this period I find myself in isolation together with my wife and her family and I am not in the village, in our home, but the big city of Bursa. Missing my house and the nature that usually surrounds me, I draw this illustration, which reminds me a little of my home, and some of the things I like about the life in the village.

The image depicts a “teyze”, a woman, cooking flat bred in her earth plastered oven.

What I like about women living in the Turkish countryside is the simplicity of their daily lives, and at the same time their ancient knowledge of a life style that lasted over time, passing down from generation to generation, a knowledge that has come to us thanks to an unwritten handover of a tangible but, in some way, also spiritual wisdom. I admire these women and I resepct their strength and their hard work.


The story of baiji, the river goddess

Together with my wife Çide I am the writer and the speaker of a radio program broadcasted from an independent Turkish radio, in which we speak of species threatened with extinction or of extinct ones, focusing especially about the ones which dramatic situation is caused by our species - humans *.

The story I want to tell you today is about a freshwater dolphin, the only representative of the Lipotidae family of cetaceans, a species we talked about a few episodes ago on the radio.

This dolphin is one of the most celebrated species in the Yangtze River area in China, their scientific name is Lipotes vexillifer and is commonly called Baiji: it was so important for the local population that these dolphins are also part of a mythological tale where they represent the spirit of the river goddess. According to this tradition, a beautiful girl lived on the banks of the Yangtze with her cruel father. Their family was poor, and the father one day decided to load his daughter on his boat to sell her on the market. As they travelled the route to reach their destination, however, the (horrible) father also tried to rape her, but she managed to escape and dived into the waters of the river that swallowed her and transformed her into the goddess of the river, that was beautiful dolphin. Whenever people where spotting a baiji swimming in the river, it was as the goddess, and a rebel woman!, was blinking at them: and this feeling must have been amazing.

Until 1950, about six thousand baiji dolphins were still swimmimng in the Yagtze, but their number began to decline starting from 1958, with Mao's plan to create a socialist and industrialized society, which from the beginning turned out to be both a social disaster, where fifty-five million people died of hunger, but also it was reveled to be an ecological cataclysm, as for instance today the Yagtze River is one of the most polluted waterways on earth. Baiji dolphins have been considered functionally extinct since 2006, and this has happened not only because their habitat has been destroyed and increasingly polluted, but their number has also gradually decreased due to illicit fishing and to the use of the their skin for bags, gloves and shoes crafting.

The loss of the baiji dolphin is one of the examples that really shows us that when we lose a species, even a part of us, a part of our psyche and our heart, dies with them.

* The program is called Ebedi Yokoluş / forever Extinct, it is in Turkish and all the episodes in podcast can be found at this link.


Other random things

"Pussy / Cipka", a short movie I recommend, directed by Renata Gąsiorowska


Two nice books

  • “The Great Cosmic Mother / Rediscovering the Religions of the Earth”, by Monica Sjoo and Barbara Mor (in case you want to read it and cannot find it or you find it too expensive, write me, I can give you some advice on where to find it).

  • “Twilight Over Burma: My Life as a Shan Princess” by Inge Sargent.


An illustration for a new project

To conclude, I’d like to share with you one of the illustrations of a project I am working on, which I will tell you more about later on. This is indeed a portrait of our friend Simone I made some time ago, although the project is about something else :).

That’s all for now. Thank you for being here!

Ciao ciao,

Virginia

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E da qui in italiano..

Care amiche e amici,

Volevo mandare la prima di queste Newsletter quasi un mese fa. Poi, come tutti in questo periodo, sono stata travolta da eventi personali e globali e non ho avuto per molto tempo la concentrazione né la forza mentale di lavorare. Ma ora eccomi qui.

Spero in ogni caso che stiate bene in questi giorni, che vi prendiate cura di voi stessi e dei vostri cari, e che riceviate con piacere queste righe.

In questo periodo mi trovo in isolamento assieme a mia moglie e alla sua famiglia e non sono al villaggio, a casa nostra, ma a Bursa, una grande città. Spinta dalla mancanza di casa e della natura che di solito mi circonda, ho disegnato questa illustrazione, che mi ricorda un poco casa mia, e alcune delle cose che mi piacciono della vita al villaggio.

È un’immagine di una donna turca, una teyze, che cuoce un tipo di pane senza lievito nel suo forno di casa sopra una specie di padella convessa chiamato “sag”.

Quello che mi piace delle donne che vivono nella campagna turca è la semplicità della loro quotidianità, e allo stesso tempo la loro conoscenza antica di uno stile di vita che si protrae nel tempo, tramandando da generazione a generazione conoscenze che sono arrivate a noi grazie a un sapere orale, una saggezza concreta ma, in qualche modo, anche spirituale. Io ammiro queste donne e rispetto la loro forza e la loro laboriosità.


La storia di baiji, la dea del fiume

Insieme a mia moglie Çide sono scrittrice e speaker di un programma presso una radio indipendente turca, in cui parlo di animali in pericolo di estinzione o estinti, soprattutto nel caso che la loro situazione drammatica sia causata dalla nostra specie di umani*.

La storia che voglio raccontarvi oggi riguarda un delfino d’acqua dolce, l’unico rappresentate della famiglia di cetacei Lipotidae, una specie di cui abbiamo parlato qualche episodio fa alla radio.

Questo delfino è una delle specie più celebrate nell’area del fiume Yangtze in Cina, il suo nome scientifico è Lipotes vexillifer ed è comunemente detto Baiji: era così importante per la popolazione locale che fa parte di un racconto mitologico, infatti, i delfini baiji rappresentano lo spirito della dea del fiume.

Secondo questo racconto mitologico, una bellissima ragazza abitava sulle rive dello Yangtze insieme a suo padre. La loro famiglia era povera, e il padre un giorno decise di caricare la figlia sulla sua barca e di venderla al mercato. Mentre percorrevano il tragitto per arrivare a destinazione, però cercò di violentarla, ma lei riuscì a scappargli e si tuffo nelle acque del fiume che la inghiottirono e la trasformarono nella dea del fiume, che era un delfino bellissimo. Immagino che ogni volta che una persona intravedesse un delfino Baiji nel fiume, era come se fosse la dea in persona a fargli l’occhiolino.

Sino al 1950 nello Yagtze nuotavano circa seimila delfini baiji, ma il loro numero cominciò a declinare a partire dal 1958, con il progetto di Mao di creare una società socialista e industrializzata, che sin dall’inizio si rivelerò essere un disastro sia sociale, dove cinquantacinque milioni di persone morirono di fame, e fu anche un cataclisma ecologico infatti oggi il fiume Yagtze è uno dei corsi d’acqua più inquinati della terra.

I delfini baiji sono considerati estinti dal 2006, e questo è avvenuto non solo perché il loro habitat è stato deflagrato e distrutto, ma il loro numero è progressivamente diminuito anche per via della pesca illegale e dell’uso della pelle di questo mammifero per artigianato di borse, guanti e scarpe.

La dipartita del delfino baiji è uno degli esempi che ci dimostra davvero che quando perdiamo una specie, anche una parte di noi, una parte della nostra psiche e del nostro cuore, muore con lei.

* Il programma si chiama Ebedi Yokoluş/ forever Extinct ed è in turco, tutti gli episodi in forma di podcast si trovano a questo link.


Altre cose belle

Un corto diretto da Renata Gąsiorowska, “Pussy/ Cipka”


Due libri

  • “The Great Cosmic Mother/ Rediscovering the Religions of the Earth” scritto Monica Sjoo e Barbara Mor, e nel caso lo vogliate davvero leggere, scrivetemi, vi posso dare qualche consiglio su dove trovarlo.

  • “La viaggiatrice leggera” di Katharina Von Arx.


Articoli che ho scritto di recente


Diario di una sacerdotessa della dea


E per concludere, questa è una delle illustrazioni di un progetto a cui sto lavorando, e di cui i parlerò in seguito.

(Un ritratto della nostra amica gatta Simone che ho fatto qualche tempo fa…)

A presto!

Virginia

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